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Giornata latte: Coldiretti, stalle in difficoltà per i costi

Le stalle bergamasche che producono latte si stanno confrontando con una situazione critica dovuta all’aumento spropositato dei costi di produzione e al rischio del latte realizzato in laboratorio, ma sono determinate a fare di tutto per andare avanti, consapevoli dell’importanza del loro ruolo. Una situazione che interessa un sistema di circa 734 allevamenti con 102.129 capi di bovine e 450.450 tonnellate di latte annuo consegnato all’industria di trasformazione. E’ quanto afferma Coldiretti Bergamo in occasione della giornata mondiale del latte voluta dalla Fao che si celebra il 1 giugno in tutto il mondo per ricordare le proprietà di un alimento indispensabile per la salute.

“Stiamo tenendo duro perché vogliamo continuare la nostra attività – dice Giorgio Piovanelli, allevatore di Zanica -; i costi di produzione sono ancora molto alti: il fieno lo paghiamo più di 30 euro al quintale e la soia oltre i 60 euro, per non parlare del costo dell’energia che è schizzato alle stelle e non accenna a scendere. Stiamo poi ancora assorbendo i danni causati dalla siccità dello scorso anno che non ci ha permesso di produrre il foraggio per alimentare il bestiame. E’ importante che gli industriali nella trattativa per la definizione del prezzo tengano conto di questa realtà”.

La zootecnia da latte ha un ruolo di rilievo per l’economia, l’occupazione e l’ambiente perché quando una stalla chiude si perde un intero sistema fatto di animali, di prati per il foraggio, di formaggi tipici e soprattutto di persone impegnate a combattere, spesso da intere generazioni, lo spopolamento e il degrado dei territori soprattutto in zone svantaggiate

Il latte nella Bergamasca è alla base di una radicata tradizione casearia che ha dato vita a una filiera che produce eccellenze e tipicità dell’agroalimentare (ben 9 formaggi DOP), la cui valenza è stata riconosciuta anche dall’UNESCO. Bergamo infatti è stata designata Città Creativa della Gastronomia (Creative City of Gastronomy) grazie al valore trainante della produzione casearia del territorio montano delle Cheese Valleys, le valli orobiche.

“Salvaguardare il comparto latte vuol dire salvaguardare una parte importante della nostra storia – afferma Alberto Brivio, presidente di Coldiretti Bergamo -. Oggi per gli allevatori le incognite sono molte, dal mantenere la competitività delle loro aziende al pericolo del latte artificiale, per questo servono tutti gli strumenti necessari per garantire il loro futuro e una politica che li possa supportare”.

Sul settore lattiero caseario italiano – continua Coldiretti Bergamo – arriva ora la minaccia del latte sintetico, con Israele che si appresta a diventare uno dei primi Paesi al mondo a vendere veri e propri prodotti lattiero caseari senza mucche. Il ministero della Sanità di Israele – precisa Coldiretti Bergamo – ha infatti concesso alla società Remilk, che sta già producendo su scala industriale in diverse aree del mondo, di vendere al pubblico i suoi prodotti lattiero caseari nati in laboratorio senza aver mai visto neppure l’ombra di una mucca usando il gene della proteina del latte e inserendolo in bioreattori per la crescita accelerata con un processo simile a quello usato un po’ per tutti gli alimenti creati in laboratorio, o “a base cellulare” come suggerito da Fao e Oms.

Una novità che si somma alla carne e al pesce in provetta e che viene nettamente bocciata da quasi tre italiani su quattro, con il 72% dei cittadini che non mangerebbe cibi sintetici ottenuti in laboratorio e solo il 18% li proverebbe mentre il 10% non sa e ha quindi bisogno di più informazioni, secondo l’indagine Tecnè.

Una diffidenza che conferma la necessità di rispettare il principio di precauzione di fronte ad una nuova tecnologia con molte incognite, che ha portato alla presentazione in Italia del disegno di legge che vieta la produzione, la commercializzazione e l’uso di cibo artificiale che dovrà ora essere discusso e poi approvato dal Parlamento, con la raccolta a livello nazionale da parte della Coldiretti di mezzo milione di firme di cittadini, oltre 2mila comuni che hanno deliberato spesso all’unanimità, tutte le regioni di ogni colore politico e di esponenti di ogni schieramento che hanno sostenuto la proposta in modo bipartisan. Un’iniziativa che – conclude Coldiretti Bergamo – ha il merito di aver acceso i riflettori su un business in mano a pochi ricchi e influenti nel mondo sul quale si comincia ora a fare luce.

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