Giornata del malato: Cooperativa Sebina e cure palliative

Istituita nel 1992 da papa Giovanni Paolo II, l’11 febbraio è la Giornata mondiale del malato. Dopo un 2020 che ne ha visti fin troppi, di malati, e un 2021 cominciato con numeri ancora troppo alti, potremmo dire che di questi tempi tutti i giorni sono delle giornate del malato.

Il Covid ha rafforzato l’esigenza di fornire un servizio assistenziale adeguato alle persone con patologie, ma sul nostro territorio erano già molte le realtà che si occupavano dell’assistenza sociosanitaria. Una di queste è la Cooperativa Sebina, fondata nel 1987 con sede a Castro. Non solo cura e salute sono nel mirino delle loro attività, ma anche infanzia e servizi educativi, affido familiare, assistenza domiciliare e cure palliative.

La pandemia non ha fermato l’attività della cooperativa che, anzi, oltre ad effettuare i test rapidi a Lovere, si è occupata dei pazienti Covid e post-Covid.

Molto importante è il loro servizio di cure palliative e il sostegno che danno a pazienti familiari in un momento così particolare come la morte. Perché, che se ne dica, ma quando essa arriva non si è quasi mai pronti: ci sarebbero ancora tantissime altre cose da fare. Arriva, e per quanto fosse prevedibile, ti coglie impreparato. «Lavorare in quest’ambito è molto particolare perché sei tu ad entrare nella casa del malato. E devi farlo in punta di piedi. Sei tu operatore che ti devi adattare, non il paziente, come avviene in ospedale» commenta Michela Laini, coordinatrice del servizio ADI.

Palliativo non significa inutile, come spesso si tende a pensare, sbagliando in pieno. Solo perché non ci sono più terapie efficaci che possano curare la persona, non vuol dire che questa debba essere lasciata sola con sé stessa. Palliativo deriva dal latino “pallium”: mantello, protezione. Proteggere è proprio il verbo chiave dell’attività della Cooperativa Sebina. Proteggere il paziente dal dolore, lenendolo al punto giusto per migliorare il più possibile la qualità di vita, e proteggere la famiglia, anche dal punto di vista psicologico. Al centro, quindi c’è il benessere, anche in una situazione di malessere. Perché se vivere è un diritto, lo è anche morire nelle condizioni più dignitose possibili.

Maria Ducoli

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