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Frana di Tevernola, pronto il piano di fattibilità

Pronto il piano di fattibilità del progetto di mitigazione della frana di oltre 2 milioni di metri cubi del Monte Saresano di Tavernola redatto dal pool di professionisti dello studio ingegneristico dell’Alpina spa di Milano «Il meglio sul mercato» secondo Regione Lombardia che dal 22 febbraio del 2021 tiene sotto stretta osservazione la montagna che potrebbe collassare e precipitare nel lago». Una frana sorvegliata da tempo, 24 ore su 24, con sistemi di rilevazioni del cementificio ItalSacci, potenziati dopo l’accelerazione di febbraio e un radar da terra gestito da Arpa (Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente) a cui confluiscono tutti i dati.

L’allarme, nel 2021, partì dagli impianti di monitoraggio del cementificio ItalSacci, gli unici allora presenti sul luogo. Lo stabilimento si fermò temporaneamente e intervennero Comune, Regione ed enti preposti, commissionando uno studio ad hoc.

Furono coinvolti: il Politecnico e l’Università Bicocca di Milano, l’Università degli Studi di Firenze e l’Istituto di geologia ambientale e geoingegneria Ur di Milano. Il risultato sono 134 pagine in cui è scritto che non è da escludere un processo di rottura progressiva del monte.

Gli esperti consigliano la sospensione delle volate esplosive utilizzate per estrarre il cemento dalla cava Ca’ Bianca, di ItalSacci, ma il cementificio ottiene l’autorizzazione a riprendere l’attività, utilizzando però martelli pneumatici al posto dell’esplosivo.

Nello studio non è specificato quali possano essere gli effetti dei martelli pneumatici, ma si dice che “L’eventuale adozione di altre tecniche di coltivazione (diverse dall’esplosivo, ndr) andrà valutata in termini di sollecitazioni che potrebbero essere indotte”. Eppure nessuno sa oggi dire quali e quanto intense siano queste sollecitazioni”.

E la richiesta di chiudere lo stabilimento: “La visione dell’amministrazione comunale di Tavernola  è diversa da quella dell’azienda, evidentemente c’è la volontà di dare al territorio un’altra vocazione, privandolo però di una risorsa fondamentale come il cemento”.

Il sindaco  punta il dito contro la politica: “Prima si mettono davanti gli interessi economici di un’impresa e poi la sicurezza dei cittadini. Qui ci sono grossissime responsabilità, a partire da Regione Lombardia, che avrebbe avuto la possibilità di bloccare subito l’attività di estrazione sul monte Saresano e invece non l’ha fatto”.

Dal Pirellone risponde l’assessore al Territorio e Sistemi verdi Gianluca Comazzi: “Noi non escludiamo che le attività estrattive accumulate negli anni possano aver contribuito a quello che è successo. Il monitoraggio prosegue, perché la priorità per noi è la sicurezza dei nostri cittadini”.

Nel frattempo sono stati stanziati 15 milioni – 10 dal Governo e 5 da Regione Lombardia – per la messa in sicurezza del monte, ma i lavori non inizieranno prima del 2024. Intanto la frana, seppure lentamente, continua a muoversi e manca un dispositivo d’allarme adeguato.

Oggi il movimento della frana è rallentato rispetto al picco raggiunto a febbraio 2021, ma ha comunque una velocità doppia rispetto al trend storico e infatti i cittadini non sono tranquilli

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