Flowers, l’arte di Ivano Parolini

Nel linguaggio dell’arte moderna viene definito “site specific”, in parole povere è una vera e propria opera d’arte. E’ denominata “Flowers” la nuova installazione realizzata dall’artista Ivano Parolini, 43 anni, che viene inaugurata sabato 8 febbraio alle 19 nelle sale del Museo della Basilica di Gandino e che resterà in visione per il pubblico sino a domenica 8 marzo 2020.
L’installazione vuole ricordare metaforicamente il Sinodo dell’Amazzonia, indetto lo scorso autunno da Papa Francesco, nella sua totalità multietnica, pluriculturale, e plurireligiosa. E’ caratterizzata da un abito papale (realizzato da Sartoria Moda di Ponte Nossa) che si prolunga in un lunghissimo strascico (oltre dieci metri) a simboleggiare un cammino continuo dal passato verso il futuro. “Le piante di ogni specie – spiega Parolini, che vive a Gazzaniga ed è originario di Gandino – sono simbolo e metafora della diversità di ogni singolo uomo, della pluralità etnica, di mondi culturali diversi, di religiosità differenti, ma uniti in un cammino conviviale di rispetto reciproco, di crescita comune.  Alcune piante hanno nella propria conformazione spine e aghi aguzzi, altre attirano insetti, per poi divorarli; queste caratteristiche determinano esemplari particolari di specie vegetali, ma, parallelamente, simboleggiano anche le fatiche e le tensioni che talvolta vive l’uomo. Le spine sono un richiamo alle “armi” ed agli attacchi che gli uomini mettono in atto tra loro, quando è l’individualità di ciascuno a prevalere, anziché il bene di tutti”.
L’installazione Flowers richiama per struttura e concept quella de “la Sposa”, realizzata da Parolini nel 2018. Allora il lungo strascico di un abito nuziale era stato trafitto da una serie di bastoni neri, per segnalare l’impegno contro la violenza sulle donne ed il ricordo di Pippa Bacca, stuprata e uccisa in Turchia proprio mentre indossava un abito da sposa. L’impegno di Ivano è ora votato al tema ambientale, di cui già si è occupato nel 2019 con il leonardesco progetto de “Il Vitruviano”.
“Un fortissimo vento di fumo e di braci – scrive Sandra Nava commentando l’installazione Flowers –  corre da mesi per il Pianeta: la sua sete è illimitata come la furia di chi lo alimenta, e ciò che sta per rimanere di alcune tra le più importati riserve verdi del mondo, se non si troveranno al più presto rimedi efficaci e stabili, saranno distruzione e cenere. Tutto questo non riguarda esclusivamente le popolazioni interessate da queste immani stragi di fauna, flora e umanità, nel triste caso l’Amazzonia intera e il Nuovo Galles australiano, ma è il mondo intero, tutti e ognuno, scon-coinvolto in questa enorme emergenza globale. Qualche mese fa molto opportunamente Papa Francesco riunì a Roma un Sinodo dei Vescovi amazzonici, espressamente dedicato a quel territorio, mentre dall’altra parte del mondo ancora non si paventava la tragica vicenda australiana, che pur presenta nel suo intricato percorso anche diverse eccezionali rarità climatiche. Quel Sinodo storico che impegna tutta la Chiesa ad una conversione “anche” ecologica, per la prima volta propone nei propri documenti finali la definizione di “peccato ecologico” accompagnato da importanti conclusioni che vedono al centro del messaggio di Roma le popolazioni indigene, i loro atavici problemi di sopravvivenza oltre che di sopraffazione e violenza, con possibili progetti concretamente d’aiuto e consapevolezza.
Nella bianca scia della rappresentazione metaforica ma al contempo reale, nell’indubbia ieraticità del “Vicario”, quasi prescindendo dalla persona stessa, ma qui riferimento “illuminante” per sentieri di pace e salvazione, si dipana un allegorico rito d’armonia naturale al quale ognuno è chiamato protagonista di un gesto di condivisione e partecipazione. Tra variopinte varietà di piccoli fiori, piante verdi, erbacee e fioriture, si concorre al costituirsi di un piccolo Eden nella diversità e nelle differenze nel riconoscersi nell’altro da sé, ricchezza vera dell’umanità, nell’equilibrio naturale della sopravvivenza, della vita stessa. Aggiungendo al momento performativo una sezione di acrilici a proporre pittoricamente una scelta floreale d’intensa matericità coloristica tra neo-pop, art brut ed informalità, l’autore chiude emblematicamente il suo canto su uno dei temi più consoni: un tronco d’albero caduto, spoglio e bruciato, che alzando i propri rami al cielo rivela un grido d’uomo, quell’uomo che sappia in ogni goccia d’acqua, in ogni filo d’erba “… di questa terra non essere castigo” (P. Neruda)”.
L’iniziativa è patrocinata dalla Rete dei Musei della Diocesi di Bergamo e dal Centro Missionario Diocesano, ed è  organizzata dal Museo della Basilica di Gandino in coincidenza con la mostra “Arte del presepio: Amazonia”, dedicata ai presepi latino-americani della collezione gandinese. “Flowers – sottolinea il rettore del Museo, Francesco Rizzoni  –  mette in risalto convivenza e armonia che si creano nell’ordine prestabilito, rimandando all’infinito, a Dio. Ordine che oggi, venendo meno, lacera e fa decadere il fragile ecosistema”.  L’inaugurazione dell’installazione è come detto programmata per sabato 8 febbraio alle 19. Oltre alla artista e ha Sandra Nava che proporrà le proprie riflessioni, verranno proposti i contributi di Susanna Bianchini e di mons. Eugenio Coter. Quest’ultimo, già curato a Gandino negli anni giovanili di Ivano Parolini, è oggi Vescovo in Bolivia nel Vicariato Apostolico del Pando ed è stato nominato fra i componenti della Commissione Post Sinodale da Papa Francesco. La mostra Amazonia e l’installazione Flowers saranno visitabili al Museo di Gandino sino all’8 marzo ogni sabato, domenica e festivi dalle 14.30 alle 18.30. Info al numero 349.4771770.

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