Accettare l’eredità devoluta a seguito della morte di un soggetto non è una scelta obbligata. In alcuni casi, è opportuno scegliere di rinunziare all’eredità. La legge disciplina alcune importanti conseguenze sul regime della rinuncia all’eredità. Facciamo il punto con un esperto, il dr. Paolo Divizia, notaio con sede a Bergamo ed ufficio secondario in Valle Brembana a San Giovanni Bianco.
Notaio, perché rinunciare ad una eredità ?
«Incominciamo con il dire che il fenomeno ereditario rappresenta da sempre un aspetto cruciale dell’organizzazione della società. A tale riguardo, la legge detta un complesso di regole che mirano a governare la suddivisione del patrimonio ereditario fra i superstiti del defunto (nel linguaggio tecnico giuridico indicato come de cuius). Il passaggio generazionale della ricchezza presuppone però che a fronte della morte di un soggetto, dall’altro i di lui successori intendano acquisire la ricchezza devoluta e continuarne la personalità. Questo non sempre avviene, proprio perché l’eredità può essere oggetto di rinuncia».
Notaio, può approfondire questo concetto?
«Certamente. A seguito dell’apertura della successione, il superstite del defunto si trova dinanzi ad un bivio: accettare l’eredità (in tutto o in parte a lui devoluta), ovvero rinunciarvi. Il superstite è individuato come destinatario del patrimonio ereditario dalla legge ovvero, se presente, dal testamento».
Ma di regola si accetta vero?
«Esattamente. Di regola l’eredità viene accettata. L’accettazione dell’eredità è l’atto di volontà con il quale il nostro destinatario (tecnicamente il delato, ossia colui al quale è stata offerta l’eredità) acconsente a divenire successore, entrando in possesso della sua quota ereditaria. L’articolo 459 del Codice civile stabilisce a tale riguardo che l’eredità si acquista con l’accettazione. L’effetto dell’accettazione risale al momento nel quale si è aperta la successione. Tuttavia, così come è possibile accettare l’eredità, del pari è possibile rifiutare di divenire erede».
Notaio, come si attua questa rinuncia?
«La rinunzia all’eredità è un atto unilaterale non recettizio mediante il quale colui che è chiamato all’eredità, rinuncia a subentrare nel patrimonio del de cuius. Si tratta di un atto notarile semplice ed economico. Va prestata attenzione su alcuni profili, però. In via esemplificativa, posso dire che in primo luogo per rinunciare validamente all’eredità occorre non essere nel possesso dei beni ereditari e non averne disposto (cioè, non si può prima vendere un bene ereditato e poi decidere di rinunciare al resto dell’eredità).
In secondo luogo, tale rinunzia deve essere esercitata entro il termine prescrizionale previsto per l’accettazione dell’eredità (10 anni) e decorre dall’apertura della successione. La rinuncia infine non può essere parziale, cioè non è possibile scegliere di rinunciare ad alcuni beni ed invece accettarne altri».
Mi scusi ma perché si dovrebbe rinunciare ad una eredità?
«Vi sono motivi nobili e motivi più concreti. Il motivo più frequente che determina la rinuncia all’eredità è quello di non volere pagare i debiti del defunto. In altre parole, si rinuncia a fronte del timore di essere pregiudicati patrimonialmente dall’accettazione dei beni del defunto in quanto le passività superano le attività. Seppur più rari, vi sono anche motivi diversi che inducono alla rinuncia. Ad esempio, il desiderio di volere trasferire ad altre persone l’eredità a sé devoluta».
Come si può beneficare qualcuno con la rinuncia?
«E’ molto semplice. Il vostro notaio di fiducia potrà aiutarvi nell’organizzare correttamente un atto di rinuncia, affinché il diritto di accettare l’eredità si trasmetta direttamente in capo ai vostri eredi. In questo modo, si salta un passaggio generazionale (e la relativa tassazione), di tal ché la ricchezza del nonno può passare in capo al nipote, senza passaggi intermedi. Un’ottima forma di pianificazione del passaggio generazionale della ricchezza, con una attenzione ai profili fiscali».