Papa Natale

Ecco una sintesi dell’omelia del Papa a Natale

Le parole di papa Francesco nell’omelia della Messa della Notte di Natale, celebrata nella Basilica di San Pietro, chiamano i cristiani ad una sensibilità risvegliata dalla “tenerezza rivoluzionaria” del piccolo Bambino di Betlemme, ad aprire gli occhi davanti a chi soffre, a riconoscere Gesù “in tutti coloro che arrivano nelle nostre città”.

La Buona Notizia è arrivata prima ai pastori, considerati pagani, peccatori e stranieri, e la fede di questa notte ci spinge ad una nuova immaginazione della carità. Nessuno si senta forestiero. Nei pastori Dio ha abbracciato per primi i pagani, i peccatori e gli stranieri e oggi ci spinge a fare lo stesso. La fede della notte che fa memoria della nascita di Cristo, ci spinge ad una nuova immaginazione della carità, a nuove forme di relazione in cui nessuno debba sentire che in questa terra non ha un posto. In quella notte santa Maria diede alla luce, Maria ci ha dato la Luce, e tutto“diventava fonte di speranza. Ma prima, Maria e Giuseppe furono obbligati a partire, a lasciare la loro terra e mettersi in cammino per essere censiti. E se nel cuore erano pieni di speranza per il bambino in arrivo, i loro passi erano carichi delle incertezze di chi deve lasciare la sua casa. Arrivati a Betlemme da Nazaret, sperimentarono che era una terra che non li aspettava, e dove per loro non c’era posto. E proprio lì in mezzo all’oscurità di una città che non ha spazio per il forestiero che viene da lontano” che volta le spalle agli altri, si accende la scintilla rivoluzionaria della tenerezza di Dio” Si crea una piccola apertura per quelli che hanno perso la terra, la patria, i sogni. Perché nei passi di Giuseppe e Maria vediamo le orme di milioni di persone che non scelgono di andarsene ma che sono obbligate a separarsi dai loro cari, sono espulsi dalla loro terra. Partono per speranza o solo per sopravvivere agli Erode che versano sangue innocente per imporre il loro potere. Eppure Maria e Giuseppe, i rifiutati, sono i primi ad abbracciare Gesù, Colui che viene a dare a tutti noi il documento di cittadinanza, che manifesta che il vero potere è quello che soccorre la fragilità del più debole. E Colui che non aveva un posto per nascere viene annunciato a quelli che non avevano posto alle tavole e nelle vie della città, i pastori, i primi destinatari della Buona Notizia. Considerati impuri, perché per il loro lavoro, non potevano osservare tutte le prescrizioni rituali di purificazione religiosa. Uomini e donne considerati pagani tra i credenti, peccatori tra i giusti, stranieri tra i cittadini. Nel Bambino di Betlemme, Dio ci viene incontro per renderci protagonisti della vita che ci circonda. Si offre perché lo solleviamo e lo abbracciamo, e in Lui non abbiamo paura di prendere tra le braccia l’assetato, il forestiero, l’ignudo, il malato, il carcerato. Dio ci invita a farci sentinelle per molti che hanno ceduto sotto il peso della desolazione per aver trovato tante porte chiuse e in questo Bambino, ci rende protagonisti della sua ospitalità.

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