Donne in primo piano: di resilienza e Covid

Dopo un 2020 che ci ha messo non poco alla prova, anche il 2021 non sembra di certo una passeggiata. Quelle a cui vengono chiesti più sacrifici e maggior resilienza sono, ancora una volta, le donne. Lavoratrici e al contempo mamme, figlie e mogli in un tempo cristallizzato e in uno spazio ripensato, in cui la casa è anche ufficio, scuola e parco giochi.

In occasione dell’8 marzo, giornata e non Festa della Donna «perché c’è poco da festeggiare e molto da riflettere» come ha ricordato Paola Cominelli, la Commissione Cittadina Pari Opportunità ha deciso di non rinunciare allo scambio e al confronto reciproco – seppur da remoto – organizzando l’evento “Donne in primo piano. Resilienza/Covid 19”. «Abbiamo creduto nell’importanza di mettere al centro le figure femminili impegnate in prima linea per affrontare l’emergenza sanitaria» commenta Doralice Piccinelli, assessora alle Pari Opportunità.

La conduzione dell’evento è stata affidata a Paola Cominelli, che con sensibilità e professionalità ha posto domande profonde e difficili alle ospiti, facendo luce sulle storie che stanno dietro ai numeri snocciolati con facilità in ogni programma televisivo da ormai un anno. A volte viene da pensare che si tratti solo di cifre, che siano queste ad ammalarsi, a riempire le terapie intensive e a morire. Ma la pandemia non è una lezione di matematica, e il giornalismo serve anche a riportare le persone in una realtà fatta di emozioni e sofferenza. Dietro ad ogni numero ci sono cuori pulsanti, polmoni affaticati e spesso donne che cercano ti tenere incollato il loro piccolo mondo.

«Il valore aggiunto della serata è stato il fatto che siano state le donne a raccontare la loro esperienza, il loro vissuto, senza filtri come possiamo essere noi giornalisti» ha commentato Paola, sottolineando come sia lodevole la scelta perseguita dalla Commissione Cittadina Pari Opportunità, cercando figure femminili che siano contemporaneamente ordinarie e speciali.

Diversamente da quanto potevamo immaginare, la parola del 2020 non è stata lievito di birra ma resilienza: letteralmente la capacità di un materiale di assorbire un urto senza rompersi. Non a caso è un sostantivo femminile.  Le donne sono per antonomasia resilienti: non è una scelta, è la natura, la società o la cultura ad imporlo. L’evento della Commissione ha portato sugli schermi esempi di forza tutta al femminile.

Aurora Furloni, responsabile dell’RSA di Breno, ha raccontato della «guerra a mani nude» combattuta in una struttura blindata, dove gli ospiti sono stati privati non solo dei parenti ma anche dei loro operatori, perché bardati da capo a piedi non li riconoscevano più, se non per la voce.

Micol Frassi, immunologa clinica ai Civili, il virus l’ha vissuto sulla propria pelle e per lei resilienza è stato cercare di sopravvivere.

O ancora Monica Falocchi, coordinatrice infermieristica della rianimazione dei Civili, i cui occhi sbarrati dalla paura sono finiti sulla copertina del New York Times. E infine Giuseppina Barcellini, psicologa dirigente dell’ASST di Valle Camonica, che non si è occupata dei corpi ma delle menti. E continua a farlo soprattutto oggi, quando le ripercussioni della pandemia iniziano a farsi sentire prepotentemente, soprattutto nei più piccoli.

Ognuna delle ospiti, condividendo il proprio vissuto più intimo, l’ha trasformato in una storia straordinaria. Non solo racconti ma anche musica, curata da Paola Ceretta, e letture delle poesie di Roberta Dapunt da parte di Davide Peroni.

«La resilienza ci salverà e si salverà?» Chiede Paola alle ospiti, oltre che a se stessa. La risposta è affermativa, senza alcuna esitazione.

Maria Ducoli

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