Diario di Bordo: al rifugio Città di Lissone

Diario di Bordo” è una rubrica che nasce con l’intento di diffondere l’amore per la montagna e per il nostro spettacolare territorio. La suggestiva cornice montana della Valle Camonica, in provincia di Brescia, così come ciò che sono in grado di offrire le Orobie e le Prealpi, in provincia di Bergamo, spingono ogni anno migliaia di persone a muoversi, fare fatica e sacrificarsi per raggiungere la vetta. I rifugi sono la meta prescelta di molti, e bisogna ammettere che da noi ci sia l’imbarazzo della scelta. Ecco perché, di settimana in settimana, andremo a raccontare le emozioni provate durante una salita nello specifico. La narrazione sarà caratterizzata da pochi tecnicismi: lasceremo parlare il cuore.

Inauguriamo la rubrica con un Rifugio posizionato a 2020 metri di altitudine: rifugio Città di Lissone, situato in Val Saviore nel comune di Saviore dell’Adamello. Raggiungibile da Cedegolo per Valle – proseguendo in auto oltre l’abitato fino a Malga Lincino – la salita per il rifugio è caratterizzata da una prima parte di forte pendenza, con un percorso a “gradoni” (le Scale dell’Adamè). Complessivamente il dislivello è piuttosto contenuto (circa 400 mt) ma gambe poco allenate potrebbero risentire della pendenza e della conformazione della via ripida. Dopo mezz’oretta di salita, però, la strada si fa via via più dolce sino a spianare nei pressi del rifugio, raggiunto in circa un’ora di camminata abbastanza sostenuta. Arrivati al rifugio ci si trova all’imbocco della Valle Adamè, mentre alle spalle si può ammirare la sottostante Val Saviore. Il rifugio è nei pressi di una diga che chiude a valle un laghetto. Si attraversa un ponticello e si arriva al “Città di Lissone”.

Il rifugio offre una cucina casereccia e tradizionale: gnocchi di polenta, stracotto d’asino, formaggio fuso. Cose di questo tipo. I gestori sono ospitali e i camerieri disponibili ed educati. Dove sorge oggi il rifugio, in passato ci fu un ex fabbricato Enel, usato come caserma e ricovero durante la Guerra Bianca in Adamello. Negli anni ’60 venne acquistato e trasformato in un rifugio per conto del CAI Lissone. Bruciato nel 1986, è stato ricostruito e ampliato. Poco distante si può facilmente raggiungere una malga del formaggio dove il casaro alleva allo stato brado capre, mucche, maialini e cavalli. Tappa obbligatoria per gli amanti dei latticini.

Partendo dal rifugio si possono fare numerose escursioni dalla durata variabile. La più agevole è sicuramente quella per raggiungere il rifugio Baita Adamè, posto a 2110 m s.l.m. Un centinaio di metri di dislivello attraverso una valle incantevole, immersa nel verde con una fauna variegata da ammirare. Non capita tutti i giorni di vedere dei cavalli correre liberi e allo stato brado. Ci si trova in un luogo in cui si è realmente a contatto con la natura. Il torrente Poia, che percorre la vasta prateria erbosa che segue il rifugio, sembra voler guidare l’escursionista attraverso un ambiente dalla suggestiva bellezza. Solo lui spezza il silenzio di questa valle. Non posso dunque far altro che parlarne con entusiasmo e consigliarlo caldamente agli amanti della montagna. Per la durata relativamente breve del tragitto, poi, risulta essere accessibile (con un po’ di pazienza) anche a chi, magari, è meno avvezzo alle escursioni.

Francesco Moretti

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