Depositata la perizia balistica sul ferimento di Giacomo Gazzoli

La PM Claudia Moregola aveva chiesto nel giugno dello scorso di fare chiarezza sulle dinamiche del ferimento di Giacomo Gazzoli, il 71enne di Braone che l’11 novembre del 2018 era stato colpito alla schiena da una pallottola vagante mentre era al volante della sua auto, lungo via Schivardi a Corteno Golgi, mentre stava scendendo verso Edolo.

Con lui c’era la compagna, che abita poco distante dal luogo del ferimento, che si era immediatamente resa conto della gravità dell’accaduto. Il fatto ha cambiato per sempre la vita di Giacomo Gazzoli che da quel pomeriggio è costretto sulla sedia a rotelle per le lesioni riportate dal midollo spinale, nonostante le lunghe e dolorose sedute di riabilitazione alle quali si è sottoposto e che tutt’ora sta seguendo. La Procura aveva iscritto nel registro degli indagati due fratelli di 28 e 34 anni e a casa loro i Carabinieri avevano sequestrato una carabina Tikka modello T3 calibro 300 classificata come arma comune da sparo e trenta cartucce. Analizzando i proiettili, i consulenti nominati dalla Procura, hanno stabilito che «il confronto tra frammenti di colore rosso individuati sulla portiera dell’auto di Gazzoli e il materiale presente sulle punte delle cartucce in sequestro ha fornito come risultato una piena compatibilità tra le rispettive resine acetaliche, i cui profili spettrali sono risultati del tutto sovrapponibili». Secondo gli inquirenti chi aveva ferito il pensionato di Braone stava sparando ad alcuni cartelli stradali di via Schivardi «e sui quali sono stati individuati molteplici fori verosimilmente da impatto da proiettile». Un colpo avrebbe però preso una direzione diversa trapassando la portiera dell’auto di Giacomo Gazzoli e il suo sedile raggiungendolo alla schiena. Stando alle ricostruzioni in 3D «l’auto era stata colpita da un proiettile esploso da un promontorio ad una distanza di circa 400 metri percorrendo un’area a buona visibilità e libera da ostacoli, compatibile con una posizione di tiro sia in piedi che sdraiata. Un passo aventi decisivo per fare luce su un episodio che aveva lascito sgomenti molti amici e parenti di Giacomo Gazzoli che in questi mesi avevano iniziato una campagna di sensibilizzazione e raccolta fondi per aiutare Giacomo in questa fase molto delicata della sua vita. A Natale, anche tramite al nostra emittente, aveva lanciato un appello perché i feritori si facessero vivi ed avessero il coraggio di dichiarare il loro errore. Evidentemente le prove oggettive raccolte dagli inquirenti sono però arrivate prima che i colpevoli abbiano fatto un atto di pentimento.

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