Covid 19, la terapia domiciliare

L’esperienza derivata dalla gestione della prima ondata pandemica ha portato, in occasione di questa seconda ondata, da parte di un gruppo di esperti, alla preparazione di nuove linee guida che sono alquanto diverse da quelle che erano valide per la prima ondata.
Per la gestione del paziente a domicilio sono importanti delle raccomandazioni generali non farmacologiche: innanzitutto è consigliabile una abbondante idratazione ed inoltre è importante, se possibile che il paziente si muova, cercando di evitare invece l’immobilità, che può favorire l’insorgenza di complicanze tromboemboliche che sono le più temibili in questa patologia virale. L’alimentazione deve essere ricca di frutta e verdura, può essere poi utile una supplementazione di vitamina D e C che sono immunostimolanti.
Per quanto riguarda la terapia farmacologica domiciliare che è auspicabile nei pazienti a basso rischio che sono quelli in cui la saturazione è > 95% e la temperatura corporea è inferiore ai 38.5° c oppure superiore ai 38.5°C ma da meno di 72 ore, soprattutto se sono presenti anche cefalea e dolori muscolari, è utile la somministrazione di paracetamolo (Tachipirina) fino ad un massimo di 3 g al giorno, può essere utile, in alternativa, la somministrazione di antinfiammatori non steroidei (FANS) come l’ibuprofene (Brufen) o nimesulide (Aulin), che invece erano stati sconsigliati in occasione della prima ondata. Un farmaco invece da evitare sia come prevenzione che come terapia è l’idrossiclorochina (Plaquenil) che era invece stato molto utilizzato in precedenza, in quanto si sono riscontrati effetti collaterali a livello cardiaco. Gli antibiotici sono da somministrare solo se si sospetta una complicanza rappresentata da una polmonite di origine batterica, che si può sospettare nel caso in cui ci sia un nuovo rialzo febbrile dopo che la febbre era regredita, oppure in presenza di una sospetta obiettività polmonare. In questo caso gli antibiotici da utilizzare sono l’amossicillina/acido clavulanico, 1 compressa ogni 8 ore eventualmente associato alla azitromicina, 1 compressa ogni 24 ore. Abbastanza spesso la malattia si manifesta in forma gastrointestinale con vomito e/o diarrea. In caso di vomito utile l somministrazione di metoclopramide (Plasil) ed in caso di diarrea la diosmectite (diosmectal catidral) 3 bustine al giorno, se la diarrea persiste si può associare la loperamide (dissenten imodium) ad ogni episodio diarroico, non superando la dose di 6 compresse al giorno.
Per quanto riguarda l’uso del cortisone è considerata l’unica terapia farmacologica per la quale ad oggi è stato dimostrato un effetto di riduzione della mortalità intraospedaliera nei pazienti con polmonite, che necessitano anche di ossigenoterapia. Quindi il cortisone a domicilio va riservato a una ristretta cerchia di pazienti affetti da polmonite da coronavirus e in ossigenoterapia, che non possono essere ospedalizzati. Come molecole cortisoniche si possono utilizzare il desametazone (soldesam-decadron) oppure il metilprednisolone (medrol-urbason). Il cortisone non va comunque utilizzato a domicilio nei pazienti diabetici, soprattutto se in terapia insulinica. La terapia anti coagulante con eparina a basso peso molecolare (enoxaparina) va riservata ai pazienti a rischio per presenza di allettamento, obesità, pregresso tromboembolismo, neoplasie.

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