Conte nella notte a Bergamo

Giuseppe Conte è entrato poco dopo le 23.00 di lunedì 27 aprile nella sede della Prefettura di Bergamo, accolto dal Prefetto Enrico Ricci, dal sindaco Giorgio Gori e da una rappresentanza di medici e dirigenti della sanità bergamasca: Maria Beatrice Stasi, Simonetta Cesa e Fabio Pezzoli del Papa Giovanni, e Massimo Giupponi di Ats.

“Dopo Milano eccomi qui – ha detto Conte quasi costretto dalle domande gridate a distanza dai giornalisti presenti – l’orario non è dei più favorevoli ma poi voglio andare anche a Brescia. Infine domani (oggi, martedì 28, ndr) sarò a Lodi e a Piacenza. Voglio visitare le zone più colpite dall’emergenza e portare solidarietà a chi ha vissuto e ancora sta vivendo questa situazione critica”.
La visita di lunedì 27 aprile in Lombardia è la prima da quando è esplosa la pandemia e arriva ora perchè, spiega Conte “La mia presenza avrebbe creato intralcio nella fase più acuta dell’emergenza sanitaria”. Il giorno dopo il discorso su come sarà organizzata la Fase 2, il presidente del Consiglio torna sul capitolo riaperture e a chi gli chiede dei tanti lavoratori già in giro per la Bergamasca risponde: “Oggi chi lavora lo fa su protocolli di sicurezza stesi con parti sociali e unità scientifiche. Vale anche per aziende di trasporti e i cantieri. Ci avviamo verso un allentamento del lockdown in condizioni di sicurezza. Sulla base di un piano articolato e con possibilità di intervenire per chiudere il rubinetto se i dati ci diranno che la curva del contagio torna a salire”. Ma perchè a suo tempo non è stata fatta la zona rossa a Bergamo? “Il discorso sui due comuni (Alzano e Nembro, Ndr) l’ho già spiegato. Nel momento in cui ci è stata proposta l’abbiamo considerata visto il contagio già diffuso qui. Abbiamo chiesto un approfondimento al nostro comitato tecnico scientifico. Il 5 marzo, ricordo bene la data, mi è arrivata la relazione. Il 6 ne abbiamo discusso insieme e il 7 ho comunicato che era stata chiusa tutta la Lombardia”, la risposta di Conte che poi si rivolge seccato a una giornalista che gli chiede ulteriori chiarimenti: “Se lei un domani avrà la responsabilità di governo, scriverà i decreti”. Infine un messaggio per i medici bergamaschi: “Li ringrazio per il lavoro svolto. Siamo in un territorio, quello lombardo, che sta vivendo una situazione critica. Siamo tutti lombardi”. I sindaci leghisti Juri Imeri, di Treviglio, Alberto Maffi di Gandosso, Eugenio Stucchi di Montirone, Roberta Sisti di Torbole Casaglia,  Joseph Facchini di Lumezzane, espressione dei territori bergamaschi e bresciani duramente colpiti dall’emergenza Covid-19, hanno stigmatizzato le modalità della visita di Conte: “Siamo delusi e sconcertati, ancora una volta il governo mostra indifferenza e poca considerazione per i comuni più colpiti dal Covid. Ci hanno lasciato soli nella gestione dell’emergenza e continuano a farlo anche ora. Abbiamo appreso dalle agenzie di stampa che il premier verrà stasera a Bergamo e Brescia e non siamo nemmeno stati avvisati. Ancora una volta nessuna considerazione per i territori: a noi le passerelle non servono…”. Fuori dal coro (ma il suo partito è nella maggioranza di Governo…) il Consigliere regionale 5Stelle Dario Violi che ha dichiarato: “Accogliamo con piacere la prima uscita pubblica qui in Lombardia del premier Conte, dopo questi mesi di lavoro. Un segnale importante essere qui in Lombardia, siamo la regione più colpita dall’emergenza e la più ferita per numero di morti e che ancora fa paura per il numero giornaliero dei contagiati. Le tappe di Conte a Milano, Bergamo e Brescia per incontrare istituzioni, operatori sanitari e medici, per capire il grande lavoro che tutti i lombardi hanno saputo fare pur di combattere questa guerra. Conte approda nella regione che da anni traina l’Italia, ora dobbiamo solo continuare a progettare il futuro per il bene di tutti”. Certo è che , a quell’ora e con quelle modalità (siamo al 65esimo giorno dall’inizio del caso), la visita di Conte ha creato anche non poco imbarazzo e incredulità, mentre sui social cresce l’ironia e l’indignazione.

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