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Caso dei camici bianchi in Lombardia, Fontana si difende in Consiglio Regionale

Attilio Fontana: “Non posso tollerare che si metta in dubbio la mia integrità e quella dei miei famigliari”.

Il governatore della Lombardia, Attilio Fontana, ha parlato lunedì mattina davanti al Consiglio regionale, fornendo la sua versione sulla faccenda della fornitura dei camici per operatori sanitari acquistati dalla Regione dall’azienda “Dama” del cognato Andrea Dini, mediante affidamento diretto, poi trasformato in donazione. “Ho deciso di venire qui – ha spiegato Fontana in aula – per voltare pagina. La più faziosa informazione mi attribuisce un ruolo nella cosiddetta trasformazione della fornitura da onerosa a gratuita. Sapevo che Dama si era detta disponibile a dare un contributo per l’emergenza, come altri imprenditori disposti a dare una mano. Per tutte e cinque le aziende che avevano dato la disponibilità è valsa la medesima procedura, dopo l’autorizzazione del governo a Regione Lombardia di una effettuare procedura semplificata per l’emergenza“.

Soltanto il 12 maggio ho saputo dei rapporti negoziali a titolo oneroso Aria-Dama. Sono convinto che si sia trattato di un negozio corretto, ma poiché il male è negli occhi di chi guarda ho chiesto a mio cognato di rinunciare al pagamento per evitare polemiche e strumentalizzazioni“. L’intervento è stato accompagnato da scroscianti applausi. Il governatore ha poi aggiunto, al fine di spiegare quanto emerso circa il tentativo di risarcimento con soldi propri.: “Avevo spontaneamente considerato di alleviare l’onere per mio cognato, partecipando personalmente a parte della copertura del mancato introito“.

Questi attacchi hanno arrecato a Regione Lombardia un duro contraccolpo a livello di reputazione. Secondo Fontana è il momento di dire basta e andare avanti. “Basta polemiche, è l’ora di guardare oltre e di ricostruire insieme il futuro. Regione Lombardia è pronta a fare il ruolo che le spetta, essere la locomotiva del paese“.

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