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Bloccato in Cina da 5 mesi, Belotti sollecita la Farnesina

Dal 3 dicembre scorso è bloccato in Cina. E’ la difficile situazione che il 50enne bergamasco Valentino Sonzogni sta vivendo esattamente da 5 mesi a causa di un provvedimento disposto dal fisco cinese che attribuisce all’imprenditore orobico un’evasione fiscale di 4 milioni di euro per una società costituita attraverso una joint venture italo-cinese.

Il problema è che il signor Sonzogni non è responsabile dell’evasione fiscale, ma è stato truffato dai soci orientali visto che la società era fallita nel 2008 e lui da anni non era più tornato in Cina. A sua insaputa, in questi anni, la società ha continuato ad operare falsificando firme e bilanci. L’imprenditore bergamasco è venuto a conoscenza di tutto questo quando è stato fermato dalla polizia doganale dell’aeroporto di Pechino che gli ha impedito di rientrare in Italia. Era appena tornato in Cina dopo anni per una breve vacanza. E da 5 mesi cerca in tutti i modi, con i suoi legali, di spiegare che lui è il truffato e non il truffatore. «Sollecitato da alcuni suoi familiari – spiega il deputato Daniele Belotti – questa mattina ho contattato l’Ambasciata italiana a Pechino che da tempo sta seguendo il caso del nostro concittadino. Il muro alzato dalle autorità cinesi è massiccio, ma nonostante questo i consoli e lo stesso ambasciatore Ettore Francesco Sequi stanno cercando in vari modi di risolvere il contenzioso con il fisco cinese al fine di poter consentire a Sonzogni di rientrare in Italia. Non dobbiamo abbassare la guardia e per questo ho presentato un’interrogazione parlamentare al ministro Alfano perchè si insista nel fare pressioni al governo cinese perchè accerti in tempi brevi la vera realtà del caso Sonzogni, ovvero che l’imprenditore bergamasco è stato truffato. Come avrebbe potuto gestire un’azienda che evade 4 milioni di euro di tasse senza aver messo piede in Cina da anni?».

«Ho sentito direttamente anche il sig Sonzogni – continua Belotti – e l’ho sentito provato: è libero di muoversi e di comunicare, ma 5 mesi lontano da casa gli stanno costando ingenti somme per le consulenze legali e un grosso danno per le sue attività in Italia che è impossibilitato a seguire di persona. Inoltre è preoccupato per le condizioni del padre che è molto anziano e che necessita di assistenza».


 

 

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