Sembra ieri che i corridori sfrecciavano lungo le coste della Sardegna, in mezzo a file ininterrotte di tifosi assiepati a bordo strada per partecipare alla festa della Gran partenza del Giro numero 100. Sembra ieri che la carovana tingeva di rosa le scure e polverose pendici dell’Etna, spazzate da un vento tanto forte da far tornare a più miti pensieri tutti i big, inizialmente impazienti d’attaccare la prima vera salita del Giro. Sembra ieri che il “condor delle Ande” (Quintana) dispiegava le ali sulle dure rampe del Blockhaus staccando uno ad uno tutti i rivali per la classifica generale. Sembra sempre ieri al Giro d‘Italia;

invece il tempo è passato (tredici giorni dalla partenza di Alghero) e i chilometri che separano i ciclisti dal traguardo di Milano sono sempre meno (al via da Forlì ne mancavano 1719).

Siamo esattamente a metà gara, con undici tappe concluse e le dieci più importanti ancora da percorrere. Proprio oggi la carovana transiterà (per la prima volta nella storia del Giro) su quel tratto di Autostrada del Sole che idealmente congiunge il Sud al Nord Italia, quasi fosse veramente la boa che divide la prima parte del viaggio dalla seconda ancora da percorrere.  E il bello è che mai come quest’anno, a questo punto della corsa, il Giro si è mai potuto dire così aperto.  Se infatti  è vero che le prime tappe hanno detto chi dei favoriti iniziali questo giro non lo vincerà – per esempio Landa, irrimediabilmente scivolato a mezzora dai primi a causa di una caduta; o Van Garderen, respinto ancora una volta dalle strade italiane; e difficile sembra a questo punto anche una rimonta di Thomas, anche lui scivolato fuori dalla top ten per una caduta, o di Kruijswijk, solo l’ombra di quel corridore che l’anno scorso sfiorò l’impresa – vero è anche, tuttavia, che tra i primi della classifica non si è ancora palesato un vero e proprio padrone della corsa. Certamente in salita il più forte si è dimostrato Quintana, e di salite in previsione ce ne sono ancora parecchie. Certamente a cronometro Dumoulin ha una marcia in più rispetto a tutti, e quindi ha dalla sua l’ultima frazione del Giro. Certamente il più fantasioso e coraggioso campione dell’epoca moderna , ovvero Nibali, ha mostrato una condizione brillante attaccando su ogni tipo di terreno, e la strada che resta da affrontare da qui a Milano è cosparsa di occasioni per la fantasia dello Squalo dello Stretto. Tra tante certezze, paradossalmente, s’insinua e prevale un dubbio, una domanda fondamentale, che (forse) ci accompagnerà fino alla fine: chi vincerà il centesimo Giro d’Italia?

La risposta è difficile da dare, ma è anche vero che nel ciclismo quanto più domina l’imprevedibilità, tanto più lo spettacolo si fa interessante, ed ogni metro di strada può rivelarsi decisivo per perdere o guadagnare secondi determinanti per la vittoria finale. È con questo auspicio di battaglia senza esclusione di colpi che i tifosi nostrani (numerosi e appassionati come poche altre regioni italiane) attendono che il Giro giunga nelle nostre valli, sulle nostre montagne, che da sempre si sono dimostrate lo scenario ideale per dar vita a tali battaglie, rendendole memorabili. L’appuntamento con la storia, pertanto, è fissato il 21 maggio, con l’arrivo a Bergamo, ma anche il 23 maggio, con la tappa regina che, dopo la partenza da Rovetta, prevede le scalate al Mortirolo e allo Stelvio, e il 24 con quella imprevedibile che partirà da Tirano per concludersi a Canazei.

Nell’attesa che il finale del racconto venga scritto, non smettiamo dunque di goderci questo favoloso Giro d’Italia, momento per momento, senza perderci una sola pedalata del lungo viaggio che i corridori stanno compiendo; perché si sa che del viaggio, spesso, quello che più conta non è la meta, ma le avventure vissute per raggiungerla.

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