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Inaugurata a Gandino la sala civica dedicata a Giovanni Motta

“È stato un gigante della nostra storia, antifascista sin dal 1919, essenziale nell’unire le generazioni nella lotta partigiana per la libertà”. Le parole di Mauro Magistrati, presidente provinciale ANPI sono echeggiate in Piazza Vittorio Veneto a Gandino, dove l’amministrazione comunale ha dedicato la nuova Sala Civica nel complesso del Salone della Valle all’avvocato gandinese Giovanni Motta (1900-1966), che all’indomani della Liberazione fu, fino al 1951, primo presidente della Provincia di Bergamo.

Per ricordarlo, sin dalla messa celebrata dal parroco don Innocente Chiodi in Basilica, erano presenti al fianco del sindaco Elio Castelli, i figli Bernardo e Paolo Motta, il presidente della Provincia Gianfranco Gafforelli, il presidente dell’ANPI Provinciale Mauro Magistrati, il past president della Provincia Valerio Bettoni, ora presidente ACI Bergamo, il coordinatore di zona degli Alpini Giovanbattista Colombi, il presidente ANPI Valgandino Giovanni Cazzaniga ed i rappresentanti delle associpaziini civili e d’arma della Val Gandino. A causa dell’emergenza Covid non è stata possibile la presenza del nipote John John Motta, vicepridente di Confindustria Russia. Davanti alle lapidi dei caduti, dopo i brevi discorsi, la deposizione della corona d’alloro e la benedizione, Renato Servalli e Michela Frigeni del Civico Corpo Musicale di Gandino hanno intonato le note del Silenzio.

Solo le autorità ed i figli, a causa delle restrizioni della pandemia, hanno potuto inaugurare la sala al piano superiore, dapprima scoprendo una targa commemorativa e successivamente con il classico taglio del nastro. Giovanni Motta fu, come detto, il primo presidente della Provincia di Bergamo dopo la Liberazione Negli anni del fascismo fu attivo nella Resistenza e conobbe anche le privazioni del carcere “preventivo” nel 1924. Svolse attività di sostegno ai perseguitati dal regime grazie alla rendita finanziaria del patrimonio di famiglia e pur non entrando in clandestinità si inserì nella 53^ Brigata Garibaldi con il nome di battaglia di “Ingegner Pietro Dolcini”.

La casa della famiglia Motta, così come il Roccolo del Colle, diventarono importanti basi di supporto per i partigiani.

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