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Alla scoperta del Rifugio Antiaereo di Lovere

Nel corso della Seconda Guerra Mondiale i rifugi antiaerei permisero a migliaia di persone di trovare riparo contro le bombe e la paura di ritrovarsi sommersi dalle macerie. Con la stessa rapidità con cui furono eretti, tuttavia, al termine del conflitto la maggior parte di essi vennero smantellati o dimenticati da una collettività il cui bisogno primario era quello di proiettarsi nel futuro per liberarsi dal peso della sofferenza. Così è successo anche a Lovere, dove dopo ottant’anni di oblio, nei pressi della basilica di Santa Maria in Valvendra è tornato alla luce un lungo passaggio sotterraneo che si estende per 167 metri.

A svolgere le ricerche i ricercatori dello Speleo-Cai, commissione della sezione loverese del Club Alpino Italiano, che accedendo da una botola ancora esistente all’interno del Convitto Nazionale Cesare Battisti si sono calati all’interno dell’ex rifugio. “Ha la tipica struttura del rifugio antiaereo, con doppio ingresso, anche se uno dei due è chiuso – spiega Aldo Avogadri, direttore del Museo Civico di Scienze Naturali di Lovere -. La forma, il cemento armato, probabilmente si teneva conto che un Convitto con dentro tanti ragazzi potesse essere un punto di riferimento sicuro per un eventuale attacco aereo”.

Oltre alla struttura in cemento armato, parte del passaggio è stato scavato direttamente nella roccia. “Questa parte potrebbe essere più antica – continua Avogadri –, forse risalente al XV secolo. Chi ha costruito la Basilica a fine ‘400 potrebbe aver pensato a drenare le acque del torrente Val Vendra che avrebbero altrimenti potuto danneggiare le fondamenta o comunque inumidirle”. L’ipogeo si è scoperto essere anche un ricco deposito di speleotemi: stalattiti, stalagmiti, stalattiti non lineari ma filiformi e con sinuosità. “È tutto da studiare, con la classificazione delle concrezioni – aggiunge il naturalista –, le acque stanno creando forme diverse di grande interesse speleologico, naturalistico in generale e forse biologico”.

Il Museo Civico di Scienze Naturali di Lovere, in collaborazione con lo Speleo-Cai, ha elaborato un progetto di ricerca storico-ambientale per documentare nel sottosuolo di Lovere la presenza, la configurazione e la percorribilità di eventuali strutture edili sotterranee di varia età e funzione. La ricerca proseguirà negli archivi storici del Comune per trovare una traccia che aiuti i ricercatori a ricostruire la storia di questo passaggio secolare. “La speranza è che ci sia attenzione anche da parte dell’Amministrazione comunale a favorire eventualmente l’accesso a queste strutture – conclude Avogadri –. È un’occasione per approfondire anche questo settore della cultura locale”.

“Il lavoro degli speleologi dello Speleo-Cai è importante perché si va ad inserire in un filone di ricerca storica che abbiamo commissionato qualche tempo fa sulla Basilica di Santa Maria e che adesso sta dando i suoi esiti – spiega Alex Pennacchio, sindaco di Lovere -. Questo potrebbe essere un ulteriore approfondimento. In chiave turistica è interessante, soprattutto nell’ottica di avere come primi fruitori i Loveresi per approfondire la storia delle nostre origini”.

Francesco Moretti

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