Come anticipato nel servizio pubblicato la scorsa settimana sulla precarietà di alcune zone della valle Camonica, pubblichiamo anche sul nostro mensile cartaceo in distribuzione in questi giorni un approfondimento sulle aree più soggette al dissesto idrogeologico. E’ soprattutto l’alta Valle ad essere interessata da questo fenomeno con particolare attenzione a situazioni che pretendono maggiore attenzione come nei casi di Sonico, Paisco Loveno, Sellero, Gianico, Piancamuno e sul lago la frana di Tavernola.  Iniziamo, allora, questo viaggio che ci fa scoprire le zone più a rischio di fenomeni atmosferici particolarmente violenti o continuati nel tempo

 

Attuazione degli interventi per l’assetto idrogeologico

In Lombardia ampie porzioni di territorio sono interessate da fenomeni di dissesto idraulico e idrogeologico. Regione Lombardia, inoltre, attua una serie di politiche mirate al ripristino e alla manutenzione dei corsi d’acqua, dei versanti e delle opere esistenti e alla prevenzione dei rischi.

Con questi termini si intendono i processi di tipo morfologico caratterizzati da azioni che generano un degrado del suolo. Sebbene il dissesto idrogeologico possa generarsi a seguito di fenomeni meteorologici le azioni che causano un degrado del suolo sono quasi del tutto legati a varie attività umane, tra cui, a titolo esemplificativo, la cementificazione. Pertanto, la definizione di dissesto idrogeologico indica un insieme di processi di degradazione del territorio e del suolo più nello specifico, processi innescati quasi esclusivamente dall’uomo, che hanno conseguenze notevolmente gravi, soprattutto quando si verificano determinate condizioni meteorologiche.

Ci sono situazioni, sul territorio lombardo, che destano più preoccupazioni rispetto ad altre e che periodicamente presentano il conto o richiamano l’attenzione di chi è preposto a mantenere sotto controllo l’andamento di frane o smottamenti. In Valle Camonica sono numerosi i siti che periodicamente vengono studiati dagli operatori.  Ne esce una mappa , interessante e preoccupante al tempo stesso, con una concentrazione di situazioni in Alta valle Camonica

RETE DI MONITORAGGIO DI PAL SONICO

La Frana di Pal occupa una porzione del tratto medio inferiore del versante destro della Val Rabbia in Comune di Sonico. Il Torrente Rabbia è un affluente in sinistra del Fiume Oglio: la confluenza è posta a quota 595 m s.l.m., immediatamente a valle del Ponte Dassa lungo la Strada Statale n. 42 del Tonale e della Mendola. Recentemente il dissesto ha subito una riattivazione determinata dalla parziale erosione del settore inferiore della frana di Pal a seguito dalle colate detritiche del 27 luglio 2012 (evento principale) e del 6 agosto 2012,. Il dissesto, che dalla primavera 2014 non registra accelerazioni degne di nota, ha negli eventi passati (novembre 2012 e dicembre 2013) registrato velocità considerevoli e localmente di oltre 75 mm/giorno. Gli scenari prevedibili ipotizzano volumetrie complessive variabili da 8.000 metri cubi (con un’altezza massima del deposito in alveo di poco meno di 10 m e area di invasione verso valle per circa 200÷210 m) fino a circa 12 milioni di metri cubi (con un’altezza massima del deposito in alveo di circa 40÷45 m e area di invasione verso valle per circa 570÷580 m) [Rif. Studio Griffini – 2017].

RETE DI MONITORAGGIO DI ZINVILL (Sellero)

L’area in esame risulta situata 1 km ad ovest dell’abitato di Sellero, sul versante sinistro della valle incisa dal Torrente Re. “L’area di frana mostra variazioni di morfologia con due depressioni e con rigonfiamenti nella parte bassa e mediana riconducibili alla presenza di due antiche incisioni ora parzialmente ricoperte da detriti le prime e da uno scivolamento del materiale di frana in tempi successivi le seconde; tale fenomeno è databile all’epoca post-glaciale vista l’assenza nella massa detritica di elementi tonalitici presenti in tutti i depositi morenici riferibili al ghiacciaio camuno (Rif. IDROESSE – Relazioni attività di monitoraggio – anni 2007, 2008, 2009 e 2010). L’esame delle misure storiche fino al 2010 evidenzia come il corpo franoso abbia dato un forte segnale di riattivazione con movimenti, anche di oltre 10 cm, registrate dalla strumentazione alle profondità comprese tra i 25 e i 32 metri dal piano campagna. I recenti dati hanno evidenziato movimenti nella porzione alta del bacino, in sinistra orografica, compresi tra 1 e 10 mm/anno. Purtroppo la rimanente porzione di versante, oggetto del monitoraggio della frana, non risultava coperta da dati. Le misure GPS, effettuate dal 2015 al 2017, hanno evidenziato movimenti con velocità fino a 3 cm/anno.

RETE DI MONITORAGGIO DI PAISCO

L’abitato di Paisco, posto lungo la strada statale del Passo del Vivione, sorge su un terrazzo morfologico di ristrette dimensioni ad una quota compresa fra 830 e 870 metri s.l.m., circa 170 metri al di sopra dell’alveo del Torrente Allione. Nel tratto di versante dove sorge Paisco i fenomeni di dissesto sono diffusi e riconducibili a crolli rocciosi, frane per scivolamento e colate detritiche incanalate a monte dell’abitato, scivolamenti della copertura detritica e crolli a valle. Le colate, che coinvolgono le coltri superficiali, si attivano nei periodi di forti precipitazioni incanalandosi negli impluvi. I crolli di blocchi rocciosi interessano il substrato alterato e decompresso, dove sono presenti fratture aperte e continue. Questi fenomeni avvengono principalmente lungo le scarpate a monte degli abitati, dove stati misurati blocchi fino a 20m3, e lungo i versanti ai piedi dei centri abitati, dove agiscono il ruscellamento diffuso, lo scalzamento al piede ad opera del T. Allione e il forte grado di alterazione degli ammassi rocciosi. A partire dagli anni ’80 si sono avuti nel territorio comunale numerosi eventi franosi legati a periodi di prolungate ed intense precipitazioni, eventi che hanno comportato anche l’interruzione della strada della Valle di Scalve per colate detritiche, in più punti del territorio comunale. A monte dell’abitato si sono avute nel 1990 cadute di blocchi rocciosi che hanno raggiunto la ex Strada Statale e le case di Paisco. Nel 1996-97 sempre a Paisco alcune abitazioni sono state evacuate. Una riattivazione dei fenomeni franosi è stata registrata nel 2000 e nel 2002, in concomitanza con importanti eventi piovosi. Dal 2002 non si sono più avuti importanti fenomeni di riattivazione dei dissesti. L’elemento di maggiore impatto è costituito dalle lesioni di molti edifici. A Paisco nel 2009 gli edifici con lesioni erano circa 25, per la maggior parte concentrati nella parte centrale della frazione, dove è stata realizzata la rete di monitoraggio. I più recenti dati interferometrici unitamente ai primi dati acquisiti dalla strumentazione geotecnica di Arpa CMG confermano movimenti annui subcentimetrici

RETE DI MONITORAGGIO DI GRUMELLO – Paisco Loveno

Grumello è una frazione posta più a monte di Paisco lungo la valle dell’Allione, su un terrazzo morfologico ad una quota compresa tra 1230 e 1260 metri circa posto circa a 100m di quota al di rispetto al fondovalle. Il versante su cui sorge il centro abitato appare interessato da movimenti di tipo scivolamento/scorrimento e colamento, oltre che da alcuni movimenti superficiali e piccoli dissesti. Secondo quanto ipotizzato dai tecnici incaricati dell’analisi del dissesto dagli Enti territoriali, il terrazzo delimitato da scarpate su cui è stata edificata la frazione di Grumello potrebbero far parte di una Deformazione Gravitativa Profonda di Versante che si estende dal fondovalle fino ai cambi di pendenza a monte dell’abitato. I fianchi della supposta DGPV sono impostati sugli impluvi che delimitano anche il centro abitato. Gli indizi della presenza di fenomeni di dissesto profondi sono costituiti da lesioni alle strutture e agli edifici, dalla presenza di zone di emergenza idrica e dissesti diffusi che coinvolgono i terreni superficiali.
A partire dagli anni ’80 si sono avuti nel territorio comunale numerosi eventi franosi legati a periodi di prolungate ed intense precipitazioni, eventi che hanno comportato anche l’interruzione della strada della Valle di Scalve per colate detritiche in più punti del territorio comunale.
Le sonde inclinometriche fisse al momento non hanno registrato movimenti significativi, come confermato dalle campagne di misura manuale.

RETE DI MONITORAGGIO DI VAL VEDETTA – GIANICO

Il dissesto di Val Vedetta è situato nel territorio del Comune di Gianico; si tratta di un piccolo solco vallivo nel quale defluisce, a carattere idrologico temporaneo, il torrente montano denominato Vallone Vedetta. La pericolosità morfologica è riconosciuta storicamente (eventi del 1533, 1960, 1966, 2000 e 2002) con effetti diretti sull’abitato di Gianico come avvenuto a metà settembre 1960: a seguito di un periodo di intense precipitazioni si riattivò la frana della Val Vedetta sotto forma di colate iperconcentrate che, in ondate successive, invasero con una notevole quantità di detriti (circa 150.000 m3) il paese distruggendo o danneggiando gran parte delle abitazioni. L’alta densità delle colate e la conseguente bassa velocità (”si poteva camminare davanti ai fronti di colata”) evitarono conseguenze drammatiche anche per la popolazione (vi fu un’unica vittima) anche se gran parte del patrimonio edilizio fu gravemente danneggiato. (Fonte: Cancelli, 2017)

RETE DI MONITORAGGIO DI TAVERNOLA – MONTE SARESANO

La frana di Tavernola è ubicata sul versante sud orientale del monte Saresano, nei comuni di Tavernola e di Vigolo, tra le quote 350 e 660 m s.l.m.. L’areale di frana è di circa 100.000 m2, con profondità media di scivolamento compresa, in funzione delle ipotesi, fra 21 e 15 metri da p.c. per un volume stimato fra 2,1 e 1,5 milioni di metri cubi.

Il versante è stato interessato dal 1902 al 2000 da attività mineraria per estrazione di marna da cemento: buona parte della frana è ubicata entro la concessione mineraria. Si ha notizia di una prima fase di attivazione della frana nel dicembre 1970 (frana di Natale) in seguito alla quale la Società titolare della concessione mineraria ha organizzato un sistema di monitoraggio che è stato via via implementato nel corso degli anni e ha consentito di rilevare la fase di forte accelerazione del febbraio 2021 (velocità fino a 2-2,5 cm/giorno) che ha portato alla evacuazione del cementificio posto alla base del pendio e di alcune abitazioni limitrofe, la chiusura di due strade provinciali e di una comunale e l’approntamento di piani di protezione civile che hanno coinvolto tutti i comuni affacciati sul lago d’Iseo in previsione del potenziale tsunami dovuto alla caduta a lago della frana. Dal 25 agosto 2021 Arpa monitora il dissesto tramite un sistema di interferometria radar da terra con sensore posizionato in prossimità del municipio di Tavernola

RETE DI MONITORAGGIO DI RONCAGLIA – Piancamuno

L’area di dissesto è individuata in bibliografia come interessata da alcuni scivolamenti in parte attivi e in parte quiescenti, sovrapposti a una Deformazione Gravitativa Profonda di Versante estesa parecchi chilometri quadrati. Nel periodo di monitoraggio a cura di ARPA-CMG, iniziato da aprile 2017, per altri dal 2018, sono stati registrati movimenti significativi dell’assetto dei versanti, in linea con quanto è stato definito nelle precedenti fasi di monitoraggio. Le misure hanno  mostrato che i movimenti continuano in maniera simile a quanto misurato dal 2011 al 2017, con velocità elevate nelle medesime aree in cui si sono registrate le massime velocità in precedenza e di circa 10mm/anno nelle altre aree. Da quanto ottenuto delle misurazioni in questo primo periodo di monitoraggio è possibile affermare che il versante in esame è soggetto ad un lento movimento quantificabile di circa 10 mm anno ma con settori localizzati dove i movimenti annui diventano plurcentimetrici (60-80 mm/anno). Il volume stimato per tutta l’area in esame raggiunge i 30 milioni di metri cubi, costituito da depositi sciolti e roccia fortemente fratturata e alterata. Con un periodo di monitoraggio di maggior lunghezza sarà quindi possibile determinare con maggiore precisione la dinamica dei versanti su base pluriannuale o in base alle precipitazioni, verificare le volumetrie coinvolte.

 

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