tribunale Brescia

21 rinvii a giudizio nell’inchiesta Leonessa a Brescia

A Brescia si è chiusa l’indagine con richiesta di giudizio immediato che vede protagonisti l’ex direttore dell’Agenzia delle Entrate, finanzieri infedeli e rei confessi, numerosi imprenditori, alcuni recidivi con alle spalle già delle condanne per reati fiscali, e a commercialisti. Sono 21 gli indagati per i quali il procuratore aggiunto Carlo Nocerino ha chiesto il processo senza passare dall’udienza preliminare: ora l’ultima parola spetta al GIP.

Nella richiesta del PM compaiono due nomi in più rispetto a quelli contenuti nell’ordinanza di custodia cautelare che lo scorso 26 settembre, nell’ambito della maxi inchiesta Leonessa, aveva portato 6 persone ai domiciliari e 12 in carcere con l’accusa di corruzione. Il quadro accusatorio si è completato con gli interrogatori delle persone coinvolte, alcune delle quali erano state intercettate, in telefonate o addirittura ripresi mentre consegnavano mazzette. Le prove sarebbero tanto evidenti che per questo è stato richiesto il giudizio immediato. In attesa della definizione del capitolo più pesante, quello relativo alla contestazione di associazione mafiosa, dopo il filone delle fatture per operazioni inesistenti, con gli imputanti che saranno in aula il 19 marzo, la Procura ha chiuso il cerchio anche sul troncone corruzione nel quale sono coinvolti imprenditori, «con un’attitudine ad ottenere indebiti favori da pubblici ufficiali che denota una spiccata pericolosità sociale», ma anche uomini dello Stato. Le condotte dei pubblici ufficiali, secondo quanto scritto in ordinanza, «rappresentano una modalità abituale dell’atteggiarsi professionale degli indagati, tanto da poterle considerare uno stile di vita»: accuse pesantissime che ora dovranno essere valutate e giudicate dal GIP.

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